giovedì 15 settembre 2016

#fellatioanchio

Dei bigotti. Di quelli che hanno sempre la verità in tasca. Degli uomini che: le puttane nel letto, le madri e le sante all'altare.
Delle donne che: le ragazze per bene queste cose non le fanno.
Degli ipocriti secondo cui solo agli uomini può piacere il sesso; le donne che lo amano sotto sotto devono essere un po' zoccole.
Dei perbenisti che: la fellatio no... oppure, se proprio si deve, solo con un certo fastidio.
Di quelli che: lei, dopotutto, non era una verginella.
Di quelli che: il tradimento mai - meglio una relazione frustrante, insoddisfacente e corrotta a vita.
Dei coraggiosi da tastiera, mascherati dietro a stupidi nickname.
Dei troglomaschilisti dalla battuta (volgare) facile, ma sempre solo se scritta su un social network. (Dal vivo, ve lo assicuro, si rivelano molto mansueti.)
Di quelli che: se l'è andata a cercare.
Di quelli che osservano la triste sfilata delle prostitute per strada o delle tette e dei culi sui cartelloni pubblicitari - ma quello va bene, tutto sommato è concesso.
Di quelli che: ma in fin dei conti... lei che ci faceva in giro a quell'ora? E com'era vestita?

Tiziana Cantone è morta per colpa vostra.
Tiziana era una giovane donna forse debole (come lo siamo tutti), forse dotata di scarsa consapevolezza (e chi può dirsi del tutto inaffondabile?), forse in balia delle onde (e chi non è mai stato naufrago in questa esistenza?) - ma era una vita. Tremante, palpitante, nel pieno divenire dei suoi 31 anni, bellissima.
E voi l'avete spezzata. Calpestata sotto il peso della vostra facoltà giudicante. Voi che vi sentite sempre in diritto e in dovere di puntare il dito e di sputare le vostre velenose sentenze sulle esistenze altrui.
Guardatevi allo specchio: ora che Tiziana non c'è più, vi sentite meglio? Soddisfatti nella vostra brama di sangue misto a moralismo da trenta denari? Oppure non avrete tempo di crogiolarvi nella gioia che provate di fronte alla morte di un'altra puttana, perché già impegnati a scagliarvi contro la prossima vittima? A chi toccherà? Alla tredicenne stuprata dal branco? Alla diciassettenne strafatta di alcol? O a qualche altra pecora sacrificale di cui il Web non ci tramanderà memoria e a cui non potremo (noi, donne non "dabbene") rendere giustizia neppure con le nostre parole?

Sapete che vi dico? #fellatioanchio. E adesso lapidateci tutte.

giovedì 1 settembre 2016

Hai un utero. Se non lo usi, che razza di donna sei?

Invereconda. Non credo che ci siano altri aggettivi per definire la campagna voluta dal Ministero della Salute e dalla ministra Lorenzin a sostegno della fertilità.

Una campagna che si prefigge di:
1) informare i cittadini sul ruolo della Fertilità [addirittura con la lettera maiuscola! L'ideologia renziana contro tutte le regole dell'ortografia! N.d.A.] nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio;
2) fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la Fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell'apparato riproduttivo e intervenire,  ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale;
3) sviluppare nelle persone la conoscenza delle caratteristiche funzionali della loro fertilità per  poterla usare scegliendo di avere un figlio consapevolmente ed autonomamente;
4) operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione;
5) celebrare questa rivoluzione culturale istituendo il “Fertility Day”, Giornata
Nazionale di informazione e formazione sulla Fertilità, dove la parola d’ordine sarà scoprire il “Prestigio della Maternità”.
(Tratto dal Piano Nazionale per la Fertilità - Difendi la tua fertilità, prepara una culla nel tuo futuro, diffuso in questi giorni dal Ministero.)

Ora, io non vorrei passare per la solita puntigliosa guastafeste, ma tutti i punti sopra elencati sono contestabili dal punto di vista sia storico sia sociale.
Già durante il ventennio fascista erano state concepite discutibili campagne politiche a difesa della fertilità, che esaltavano la donna unicamente come "strumento essenziale per la riproduzione" (si pensi al divieto di vendita di mezzi anticoncezionali; all'istituzione, nel 1933, della "Giornata della madre e del fanciullo"; alla creazione dell'OMNI - Opera Nazionale per la protezione della maternità e dell'infanzia ecc.).
Oggi la ministra Lorenzin pensa bene di tirare fuori dal cilindrone catto-democristiano il peggio dei pregiudizi italici sul femminino, escogitando un "Piano Nazionale per la Fertilità" fascistoide, condito di (pessimo) humor pubblicitario - che fa tanto Paese giovane e alternativo.
Peccato che, come scrivevo sopra, il FertilityDay sia vergognoso da qualunque parte lo si voglia considerare.

Alcune immagini della campagna pubblicitaria
dedicata al FertilityDay, promossa dal Ministero della Salute.

Andiamo per gradi...

1) il Ministero vuole informarci sull'importanza della fertilità e sul fatto che essa sia (nella donna) un "bene pubblico" (!!!) effimero, in quanto, dopo i 35 anni, «concepire un bambino diventa progressivamente più difficile» (dal Piano Nazionale per la Fertilità): la classica scoperta dell'acqua calda, insomma, giacché le donne sono perfettamente consapevoli di quanto sia difficile e potenzialmente rischioso concepire un figlio dopo la soglia dei 35. Se decidono di non averne o di affrontare le complicazioni di una gravidanza a rischio è perché nel nostro civilissimo "bel" Paese è praticamente impossibile, a causa delle percentuali di disoccupazione e per la totale mancanza di ammortizzatori sociali e di servizi a sostegno di genitori e bambini, mantenere un figlio quando si è molto giovani - a meno che non si scelga di farsi aiutare in toto dai nonni.
Nel Piano Nazionale per la Fertilità, il problema della disoccupazione giovanile viene sì menzionato, ma quasi distrattamente; ciò su cui ci si focalizza è il "ruolo sociale" della fertilità - e della fertilità femminile in primis (la paternità è solo una "conseguenza" (sic!) perché l'uomo può e deve affermarsi socialmente in molti modi; la donna, invece, è precipuamente fattrice - con buona pace di ogni conquista nell'ambito dei diritti femminili).
Nelle donne, in particolare, sono andati in crisi i modelli di identificazione tradizionali  ed il maggiore impegno nel campo lavorativo e nel raggiungimento di una
autonomia ed autosufficienza ha portato ad un aumento dei conflitti tra queste tendenze
e quelle rivolte alla maternità. Nello stesso tempo la crisi economica ha determinato  un’elevata  disoccupazione giovanile, tra le più alte d’Europa e questo ha reso ancora più difficile per i giovani ideare progetti di vita autonoma rispetto alla famiglia d’origine. Il ritardo nell’uscita dalla casa dei genitori si riflette anche nel ritardo nel progettare la nascita del primo figlio.
Fra  le  motivazioni  possiamo  riflettere  sulla  mancanza,  attualmente,  del  valore  sociale della  maternità,  (e più in generale, dell’essere genitori).  Con ciò intendendo il  non riconoscimento, in ambito pubblico, del fatto che essere madri non è solamente una scelta personale, ma è un’esperienza che caratterizza in modo decisivo la vita di una persona, ne aumenta  le  competenze, ne disegna il tratto umano e le capacità   organizzative e relazionali, mutandole e maturandole.
2) Il Ministero vorrebbe aiutarci a una scelta "matura e consapevole" della maternità - e questo appare in netta contraddizione con quanto affermato nel corso di tutto il documento, visto che spesso l'unica vera scelta matura e consapevole consiste proprio nello decidere di non avere figli - piuttosto che averli e poi non poterli gestire né organizzativamente né economicamente. La maternità dovrebbe essere infatti un atto di amore estremo, teso a garantire al bambino che verrà una vita degna di essere vissuta - non un atto di egoismo individuale ("Faccio un figlio perché ne ho bisogno/mi fa piacere... e poi vedremo come andrà") né tanto meno sociale (la fertilità come "bene pubblico" è uno slogan che fa accapponare la pelle).

Subvertising di Valentina Maran

3) Il Ministero parla tanto di "fertilità", strizzando simpaticamente l'occhio alle giovani (??) coppie, ma non ci inganna: sono le donne a essere, in realtà, prese di mira - tant'è che la parola d'ordine del FertilityDay sarà "prestigio della maternità". Come se la genitorialità dipendesse per la sua quasi totalità dalla scelta femminile e solo in secundis da quella maschile (alla faccia della consapevolezza!). Come se fosse giusto identificare socialmente la donna prima di tutto in quanto madre e fattrice feconda e poi, solo secondariamente, in quanto individuo, dotato di inclinazioni, volontà e desideri particolari. Come se le donne che scelgono la maternità (a volte anche con una certa dose di incoscienza, come sottolinea nella sua bella lettera alla ministra Lorenzin Mary G. Baccaglini) fossero un po' più donne e un po' più meritevoli di quelle che decidono di non averne. Come se mai avessimo lottato per essere "altro" oltre al frutto delle nostre ovaie e del nostro utero.

Insomma, da qualunque parte si consideri la faccenda, il piano nazionale sulla fertilità e la conseguente campagna mediatica ideata dal Ministero si sono rivelati disastrosi. La Lorenzin ha saputo far arrabbiare uomini e donne, giovani e vecchi, come forse non accadeva da tempo in Italia. Le proteste sono state tanto numerose che il sito Internet dedicato al FamilyDay è stato chiuso già nella giornata di ieri.

Ora staremo a vedere che cosa accadrà: la giornata nazionale per il "prestigio della maternità" è prevista per il prossimo 22 settembre. Chissà se la Lorenzin e il suo entourage di pubblicitari pacchiani avranno il coraggio di arrivare fino in fondo. Nel caso, speriamo, come sempre, in una bella contro-manifestazione, sentita, colorata, "di pancia"... Una bella pancia fertile, sì: capace, però, di partorire idee, valori, reali consapevolezze - invece che ovuli da donare allo Stato.

Link di riferimento:
- Al di là del buco
- Non solo FertilityDay: le donne sono arrabbiate e hanno ragione ad esserlo, di F. Perina